Erice

Erice

Il comune di Erice (Monte San Giuliano fino al 1934) e situato nel libero consorzio comunale di Trapani, confina con i comuni di Trapani, Buseto Palizzolo, Paceco, Valderice.
Il nome di Erice deriva da Erix, un personaggio mitologico, figlio di Afrodite e di Bute, ucciso da Eracle.
Dal 1167 al 1934 ebbe il nome di Monte San Giuliano. Il territorio di Monte San Giuliano, denominato Agro ericino, comprendeva oltre al territorio dell’attuale comune, anche quelli di Valderice, Custonaci, San Vito Lo Capo, Buseto Palizzolo e parte di quello di Castellammare del Golfo.
Questo territorio era diviso in feudi e contrade: la sua estensione era, fino al 1846 di circa 40000 ettari, il suo litorale si prolungava per 26 miglia dalla spiaggia di Castellammare del Golfo a quella di San Giuliano e al suo interno erano comprese tre baronie.

Le origini:

Secondo Tucidide Erice (EryxΈρυξ in greco antico) fu fondata dagli esuli troiani, che fuggendo nel Mar Mediterraneo avrebbero trovato il posto ideale per insediarvisi; sempre secondo Tucidide, i Troiani unitisi alla popolazione autoctona avrebbero poi dato vita al popolo degli Elimi (antico popolo della Sicilia occidentale). Fu contesa dai Siracusani e Cartaginesi sino alla conquista da parte dei Romani nel 244 a.C. In antico, insieme a Segesta, che parrebbe di fondazione coeva, era la città più importante degli Elimi, in particolare era il centro in cui si celebravano i riti religiosi.
Durante la prima guerra punica, il generale cartaginese Amilcare Barca ne dispose la fortificazione, e di qui difese Lilibeo. In seguito trasferì parte degli ericini per la fondazione di Drepanon, l’odierna Trapani.
Per i Romani fu un centro di rilievo, dove vi veneravano la “Venere Erycina”, la prima dea della mitologia romana a somiglianza della greca Afrodite. Diodoro Siculo narra l’arrivo di Liparo, figlio di Ausonio, alle Isole Eolie (V, 6,7), aggiungendo che i Sicani «abitavano le alte vette dei monti e adoravano Venere Ericina».
Nel 1934 Monte San Giuliano riprende il nome di “Erice”. Il suo territorio, denominato Agro ericino, comprendeva oltre al territorio dell’attuale comune, anche quelli di Valderice, Custonaci, San Vito Lo Capo e Buseto Palizzolo.

Dal 1957 si organizza ogni anno, nel periodo primaverile, una gara automobilistica di cronoscalata, denominata “Gara in salita di velocità Monte Erice”, per la quale esistono anche un campionato italiano e un campionato europeo. Sui tornanti che partono da Valderice e raggiungono la vetta dell’omonimo monte, sfrecciano a tutta velocità vetture moderne, storiche, prototipi da competizione e vetture formula, circondati da sportivi e appassionati e, naturalmente, da uno sfondo mozzafiato.

Dal 1963 è sede del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, istituito per iniziativa del professor Antonino Zichichi, che richiama gli studiosi più qualificati del mondo per la trattazione scientifica di problemi che interessano diversi settori: dalla medicina al diritto, dalla storia all’astronomia, dalla filologia alla chimica. Per questo alla cittadina è stato attribuito l’appellativo “città della scienza”.

Monumenti e luoghi d’interesse:
– Mura ciclopiche del periodo elimo-fenicio-punico – VIII/VII secolo a.C.
Le mura poligonali sono mura innalzate in opera poligonale, tramite la posa di grandi massi lavorati fino ad ottenere forme poligonali, per essere giustapposte a incastro, senza calce, con cunei che riempiono i rari spazi vuoti.

Monumenti e luoghi d’interesse:

Mura ciclopiche

Mura ciclopiche


Mura ciclopiche del periodo elimo-fenicio-punico – VIII/VII secolo a.C.
Le mura poligonali sono mura innalzate in opera poligonale, tramite la posa di grandi massi lavorati fino ad ottenere forme poligonali, per essere giustapposte a incastro, senza calce, con cunei che riempiono i rari spazi vuoti.

Castello di Venere

Castello di Venere

“Castello di Venere” – Castello normanno del XII/XIII sec. sui resti del tempio romano di Venere Erycina

Il castello di Venere è un castello di fattura normanna del XII secolo che sorge su una rupe isolata nell’angolo sud-orientale della vetta del Monte Erice, nel libero consorzio dei comini di Trapani, costruito sulle rovine di un tempio elimo-fenicio-romano.